Quando il papà è un dipendente, ha diritto anche lui al cosiddetto congedo di paternità obbligatorio. Ma non solo: i papà hanno diritto anche al congedo parentale e perfino ai riposi per allattamento. Ma sai come funzionano e come richiederli?
Come al solito sono andata a bussare a Michela Calculli, esperta di fisco e famiglia, per farmi spiegare tutti i dettagli utili.

Quanto dura il congedo di paternità obbligatorio?

Per i papà lavoratori dipendenti, ci spiega Michela Calculli, la paternità obbligatoria è di 7 giorni. Questo dal 2020, perché nel 2019 erano 5 e addirittura nel 2010 solo 1!

Naturalmente speriamo che, col tempo, anche il congedo di paternità possa arrivare ad essere calcolato in mesi e non in giorni!

Nel frattempo, però, sai come si possono gestire questi 7 giorni?

In realtà non devono per forza essere fruiti tutti nella prima settimana di vita del bambino, ma si possono scaglionare nel tempo. Unico limite: devono essere utilizzati entro il quinto mese di vita del bebè.

In più i papà hanno anche un ottavo giorno bonus. Questo giorno in più è facoltativo, quindi il papà può decidere di prenderlo o meno, ma in caso decida di usufruirne, sempre prima dei 5 mesi del piccolo, la mamma dovrà rinunciare a una giornata della sua maternità obbligatoria.

Come viene retribuito il periodo di paternità?

Il periodo di paternità obbligatorio viene retribuito al 100% della retribuzione media giornaliera del papà. Nulla viene dunque decurtato dal suo stipendio. Come ci dice Michela, inoltre, anche il periodo di paternità viene direttamente retribuito dal datore di lavoro, che poi verrà rimborsato dall’INPS.

Per le mamme lo stipendio durante la maternità obbligatoria non resta al 100%. Se vuoi saperne di più, ho approfondito il tema sempre con Michela Calculli nel post “La maternità INPS obbligatoria per le dipendenti: tutte le informazioni”.

Come e quando fare richiesta per usufruire dei 7 giorni?

Bisogna fare domanda direttamente sul sito dell’INPS o ci si può far aiutare da un CAF. Basterà richiedere la paternità 15 giorni prima della data in cui si intende iniziare a stare a casa.

Ti ricordo, infatti, che non è necessario che coincida coi primi giorni di vita. Se, però, il papà volesse stare a casa con la mamma qualche giorno subito dopo il parto, potrà fare domanda 15 giorni prima della data presunta. Il conteggio dei giorni partirà comunque dalla nascita del bambino.

Si possono usare i 7 giorni tutti di seguito, ma anche in modo scaglionato, sempre entro i 5 mesi di vita del bebè. Dovrai sempre ricordarti, però, di inoltrare la richiesta sempre con 15 giorni di anticipo.

Anche i papà dipendenti possono fruire dei riposi allattamento.

Ebbene sì, anche i papà possono lavorare solo 6 ore al giorno, invece di 8, e percepire lo stipendio per intero. Questo fino all’anno del bambino.

Questo, però, implica che la mamma non possa o non voglia usufruire anche lei di questi riposi allattamento. Ad esempio, se la mamma dipendente decide di non usare le sue ore, o se la mamma è un’artigiana, una commerciante, una professionista o una freelance, allora la riduzione dell’orario di lavoro spetta al papà. Questo può avvenire anche in casi più estremi, come la morte o la grave infermità della mamma, ma anche in caso di affidamento esclusivo al padre oppure di parto plurimo.

Il congedo parentale non è solo la maternità facoltativa: vale anche per i papà!

Infatti anche i papà possono usufruire del congedo parentale, che per le mamme è identificato con la maternità facoltativa. In realtà, ci spiega bene Michela Calculli, il congedo parentale è condiviso con le mamme. Ai genitori, entrambi, spettano 11 mesi di congedo parentale, da suddividere tra mamma e papà. Ai papà spetta un massimo di 7 mesi, ma l’effettivo tempo a loro disposizione dipende da quanto tempo di congedo parentale decidono di prendersi le mamme. Cioè, se una mamma decide di usufruire di tutti i 6 mesi che le spettano di “maternità facoltativa”, allora al papà ne resteranno solo 5.

Per entrambi la retribuzione è decurtata al 30% della paga base. In ogni caso bisognerà farne domanda prima di usufruirne e sarà possibile richiederlo per mesi, per settimane, per giorni o per ore.

Poiché il congedo parentale è un tempo condiviso tra i genitori, spetta dunque alla famiglia decidere chi accede al congedo, per quanto tempo e in che modo.

Ovviamente se siamo in un caso particolare per cui il papà è  vedovo o single con l’affido esclusivo del bambino, allora gli spetteranno tutti gli 11 mesi di congedo parentale.

Il problema, però, è culturale.

Già, perché le leggi ci sono, ma molto raramente i nostri papà sfruttano appieno tutto ciò che spetta loro, come i riposi allattamento e il congedo parentale.

Non si tratta di periodi obbligatori di astensione dal lavoro e nella nostra cultura non è ancora così radicata l’idea che anche il papà possa prendersi cura del bebè mentre la mamma lavora. Quindi, spessissimo, nonostante in casa ce ne possa essere un grande bisogno, si finisce per ignorarli.

Per cercare, quindi, di sensibilizzare anche i papà ad utilizzare i vari congedi ed equilibrare i ruoli dei genitori delle nostre famiglie, anche in Europa si sta valutando di introdurre una paternità obbligatoria molto più lunga di 7 giorni.

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☀️#allegralu

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