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A un anno dal momento in cui abbiamo deciso di togliere il ciuccio a mio figlio, voglio raccontarti la mia esperienza. Forse non rifarei tutto allo stesso modo, ma voglio raccontarti cosa è successo a noi in modo che tu possa riflettere su come affrontare questo momento importante nella vita dei nostri figli.

In questo post, come in “Togliere il pannolino: 3 errori da evitare durante lo spannolinamento”, sono partita da ciò che abbiamo fatto noi per darti qualche consiglio su come prepararti a questo momento.

Tutto è iniziato dai consigli di quando togliere il ciuccio della pediatra.

A dire il vero, più che un consiglio, la mia pediatra mi aveva quasi ordinato di togliere il ciuccio intorno ai due anni di età del mio bambino. Questo per una serie di motivi, ma soprattutto per evitare malformazioni al palato.
Intorno ai due anni, però, volevo anche togliere il pannolino, approfittando del fatto che era estate, anche se la pediatra di questo non me ne aveva parlato , mentre era stata perentoria col ciuccio. Ad ogni modo ho preferito distanziare questi due eventi e spostare l’abbandono dell’uso del ciuccio più avanti.
Così abbiamo tolto il pannolino a 2 anni e 1 mese, ad agosto, mentre il ciuccio lo abbiamo tolto a 2 anni e 5 mesi, per Natale.

Per togliere il ciuccio volevo approfittare della Grotta di Babbo Natale.

Nel frattempo mi avevano parlato di una grotta, allestita per le feste, dove i bambini possono lasciare il loro ciuccio, in modo che Babbo Natale lo possa portare ai bimbi più piccini che ne hanno bisogno. Nel momento in cui sono venuta a conoscenza di questa opportunità, devo dire che mi ero abbastanza tarata su questa. Tanto che, già a novembre, avevo iniziato a raccontare a mio figlio di portare il ciuccio a Babbo Natale.

Ma cosa significava il ciuccio per mio figlio?

Prima di continuare col racconto della nostra esperienza, credo sia importante spiegare cosa rappresentava il ciuccio per il mio bambino. Per lui, infatti, era soprattutto uno strumento di consolazione piuttosto che di addormentamento. Lo usava anche per dormire, è vero, ma non era quella la funzione principale. Tant’è che noi genitori ci chiedevamo, avvicinandosi il momento di togliere il ciuccio, come avrebbe fatto il nostro bambino a consolarsi senza.

A cena da amici e…

Mentre ci stiamo preparando al momento di organizzare l’abbandono del ciuccio, ecco che capita che una sera siamo a cena da alcuni amici. Il mio bimbo è molto legato a loro e li considera quasi dei nonni. Ha con loro una grande confidenza e giocano spesso insieme. Tra i giochi che fa con questi amici, ci sono anche delle piccole magie: loro fanno scomparire delle piccole cose e lui rimane estasiato.
Ad un certo punto, durante la serata, il nostro amico comincia a giocare col ciuccio. Non ci eravamo assolutamente messi d’accordo, ma tra un sim sala bim e una abracadabra ad un certo punto il ciuccio sparisce perché serve a Babbo Natale.

Ne approfittiamo per togliere il ciuccio?

Mio figlio era così divertito e sembrava così sereno che, in uno scambio di sguardi, noi genitori ci siamo chiesti se non fosse questo il momento giusto per togliere l’abitudine al ciuccio.
Nonostante io fossi la prima a voler cogliere questa opportunità, anche perché si sarebbe trattato solo di un piccolo anticipo su quanto ci eravamo riproposti di fare, in quel momento, come mamma, mi sono sentita un po’ male. Sapevo benissimo cosa voleva dire il ciuccio per mio figlio, sapevo che non averlo gli avrebbe procurato della sofferenza e mi sembrava di prenderlo in giro. Non sono riuscita a rimanere impassibile, come non lo ero stata quando l’ho portato per la prima volta al nido o quando ho iniziato a togliergli il pannolino e avevo dei dubbi. In tutti questi momenti, compreso questo in cui avremmo eliminato il ciuccio, mi sono sentita consapevole di privarlo di qualcosa che faceva stare bene il mio bimbo.

Un’occasione troppo ghiotta per non coglierla.

Ero assalita dai dubbi, sentivo che c’era qualcosa che non andava, ma quando ci sarebbe ricapita un’occasione del genere? In fondo si trattava solo di anticipare di una settimana al massimo. Così mi sono detta “proviamo”.
Purtroppo i miei “proviamo” sono sempre dei “procediamo” e difficilmente torno sui miei passi.

Come è andata quando si è reso conto che il ciuccio non c’era più davvero?

Le prime due settimane senza ciuccio sono state un incubo: il mio bimbo sembrava un indemoniato. Non riusciva a trovare un modo per calmarsi senza ciuccio e ogni volta che ne avrebbe avuto bisogno, però, non volevo ridarglielo. Nonostante il mio cuore fosse a pezzi.
Io ho comunque resistito, anche se c’è chi sostiene che glielo avrei dovuto ridare. Infatti, passati i primi 15 giorni, ha trovato comunque dei modi alternativi per calmarsi. O forse ha semplicemente intensificato quelli che aveva anche prima, come, ad esempio, accarezzare i capelli, miei o suoi.
Da lì, poi, è andato tutto liscio e non lo ha mai più chiesto. Anche quando ne abbiamo ritrovato uno che era rimasto nascosto in camera sua: lo ha rimesso in bocca, quasi come a saggiare se avesse ancora qualche efficacia, ma poi è finito tutto lì.

Pro e contro di aver tolto il ciuccio approfittando di una situazione favorevole.

Nel tempo ho riflettuto molto su questa modalità di aver tolto il ciuccio al mio bimbo. Soprattutto perché mi sto già interrogando su cosa farò col mio secondo bebè in arrivo. Del resto dipenderà anche molto dal carattere che avrà questo bimbo o bimba; infatti ogni genitore deve sempre tenere in considerazione come è il proprio figlio. Anche se, con tutta la consapevolezza e la conoscenza che sto accumulando anche su questo tema, credo mi sarà molto più facile gestire anche lo stop al ciuccio.

Meglio non indugiare quando si presenta l’occasione…

Oggi, comunque, vedo che ci sono alcuni bambini di 5 anni che hanno ancora il ciuccio, con tutte le ripercussioni sanitarie che ci possono essere per lo sviluppo del palato, e questo mi rincuora rispetto al mio voler “forzare la mano” quando si è trattato di toglierlo. Il rischio avrebbe potuto essere quello di non trovare poi più il momento giusto, andando ad alimentare un circolo vizioso. Soprattutto perché più crescono, più diventano consapevoli ed è sempre più difficile gestire questa situazione. Ma è anche sempre più facile che insorgano dei problemi al palato e alla dentizione.

… o meglio aspettare segnali più chiari da parte del bimbo?

Ci sono genitori, che capisco molto bene, però, che preferiscono attendere segnali molto chiari da parte del loro bambino. Solo quando ritengono che lui sia davvero pronto decidono di togliere il ciuccio. Ma sicuramente non oltre i tre anni, per evitare altri tipi di problemi.
Col prossimo bebè forse starei più attenta anch’io a capire se i tempi sono realmente maturi, magari aspettando qualche mese. Ci saranno sempre delle buone occasioni, soprattutto per fare che sia il bimbo, volontariamente, con un suo gesto, ad abbandonare il ciuccio, piuttosto che farglielo sparire.

Se si coinvolge Babbo Natale.

Visto che per il mio bimbo il suo ciuccio era stato mandato a Babbo Natale, col senno di poi, forse sarebbe stato meglio ricompensarlo con un piccolo dono. Un pensierino che sarebbe dovuto arrivare da Babbo Natale stesso per ricompensarlo del suo bel gesto. Sarebbe stato anche un piccolo ringraziamento da parte del bambino che aveva ricevuto il suo ciuccio; un degno finale della storia, che però ho il rammarico di non avere fatto. E che, devo essere sincera, all’epoca non mi era neanche venuto in mente.

L’importante, comunque, è distanziare i grandi eventi.

Di sicuro, togliere il ciuccio e togliere il pannolino sono due grandi eventi per i nostri piccoli. Quindi sono assolutamente soddisfatta, e te lo consiglio caldamente, di averli distanziati sufficientemente da fare in modo che li metabolizzasse separatamente. Questo vale ogni qual volta accade qualcosa di importante nella vita dei nostri figli: non solo il pannolino o il ciuccio, ma anche un inserimento a scuola o un trasloco. Bisogna, quindi, sempre cercare di distanziare queste situazioni di grande cambiamento e fare in modo che avvengano quando la routine è stabile e non ancora in via di assestamento.

Ma soprattutto… impariamo a gestire l’uso del ciuccio!

Questo credo sia il consiglio più importante che ti posso dare ed è una cosa che io mi impegnerò a fare con il prossimo figlio: imparare a gestire il ciuccio. Ciò significa riuscire, per gli anni in cui lo usa, a darglielo in modo diverso da come avevo fatto io precedentemente. Vuol dire anche evitare che diventi la prima risposta ai suoi momenti di sconforto, in modo che non sia uno strumento di immediata consolazione. Sarebbe meglio, infatti, cercare di imparare a far calmare il bambino indipendentemente dal ciuccio, dandoglielo un po’ dopo. Per noi genitori è sicuramente più impegnativo, ma servirà ai nostri piccoli a non sviluppare troppa dipendenza nei confronti del ciuccio e a fare in modo che possano staccarsi da esso con più facilità.

Comunque, a chiusura del racconto della mia esperienza con l’abbandono del ciuccio, voglio rassicurarti: il rapporto di mio figlio con Babbo Natale non è stato intaccato. Nonostante io e il suo papà abbiamo strumentalizzato questa figura, mio figlio non vede l’ora che sia Natale! I nostri bimbi, infatti, sono sempre pieni di risorse.

Questa è la mia esperienza, con i suoi aspetti positivi, ma anche con quelle sfaccettature che andrebbero sicuramente migliorate. Aspetto di leggere la tua di esperienza nei commenti.

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☀️ #allegralu

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