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Quando si sceglie di crescere bambini bilingue e regalare loro maggiori opportunità nella vita, ci sono 3 metodi fondamentali, che stanno alla base di ogni altro approccio. Si tratta di metodi riconosciuti a livello internazionale come sistemi di base per introdurre nella routine quotidiana dei nostri bimbi il bilinguismo. Saranno poi le varie applicazioni e variabili che li adatteranno alle singole esigenze.

Proprio quello che faccio nei percorsi personalizzati che propongo alle famiglie che si affidano alla mia consulenza.
Vediamo insieme quali sono in che situazione si usano.

OPOL (One Parent One Language): a ogni genitore la sua lingua.

Secondo questo metodo per avviare al bilinguismo, ogni genitore parla una lingua al bambino e la usa praticamente sempre. Ogni volta cioè, che quel genitore si trova a trascorrere del tempo con lui.

Generalmente è il metodo che si applica quando uno dei due genitori è madrelingua di una lingua diversa da quella del paese dove vive la famiglia. Vediamo l’esempio di famiglia tedesca che vive in Germania di cui la mamma, però, è spagnola. Lei, ogni volta che si rivolgerà al bambino, sceglierà di farlo in spagnolo, mentre il papà continuerà a parlargli in tedesco.

Un altro caso potrebbe essere quello di un genitore che stia studiando o conosca già bene un’altra lingua e scelga di utilizzare quella per comunicare col bambino. Ad esempio, se sto studiando il francese, posso parlare in quella lingua al mio bambino. Questo indipendentemente dal paese in cui si vive.

Time and Place: una lingua per ogni situazione.

Questo metodo per insegnare una seconda lingua a nostro figlio prevede che si scelga un luogo specifico, o un momento della giornata, o entrambi, in cui si utilizzerà una lingua specifica per comunicare col bambino.

Un esempio di questo metodo potrebbe essere l’alternanza tra giorni della settimana. Ciò significa che potremmo decidere di parlare in inglese al bambino il lunedì, mercoledì e venerdì. In alternativa potremmo pensare di scegliere qualche stanza della casa nella quale si decide che di parlare una specifica lingua. O, ancora, potremmo dedicare tutto il tempo del bagnetto a parlare nella seconda lingua. Ma le possibilità potrebbero essere ancora infinite.

L’idea che sta alla base di questo metodo è quella di creare una routine che sia direttamente collegata col parlare la seconda lingua. Anche questo metodo è applicabile sia che un genitore sia madrelingua, sia che conosca già o stia imparando la seconda lingua.

Teniamo, però, sempre presente che i risultati potrebbero essere diversi rispetto al metodo OPOL che abbiamo visto qui sopra.

Minority Language at Home: il metodo per chi vive all’estero.

Quando tutti in famiglia parlano una lingua che non è quella del paese dove vivono, ad esempio per chi vive all’estero, possiamo applicare questo metodo. Il “minority language” è la lingua della famiglia, che i genitori parlano quando sono in casa. Quando, invece, si esce, si parla la lingua del paese che ci ospita. Vivendo all’estero, inoltre, scegliere di parlare la propria lingua a casa è anche un modo per mantenerla viva, oltre che per crescere il proprio figlio bilingue. Il rischio sarebbe, altrimenti, che il bambino, tornando nel suo paese di origine, non riesca a comunicare.
Tuttavia, applicando questo metodo, bisogna sempre fare attenzione che non passi al bimbo anche il messaggio che la lingua di origine sia qualcosa di cui vergognarsi, proprio perché viene parlata solo nell’intimità di casa e non in pubblico.

Aspetto le tue domande su questi metodi nei commenti e, se vuoi cominciare anche tu un percorso di bilinguismo con il tuo bambino, non esitare a contattarmi!

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☀️ #allegralu

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