Cosa intendiamo per depressione post partum? Ma soprattutto, come facciamo a riconoscerla e a curarla? Per rispondere a queste domande mi sono rivolta alla dottoressa Alessandra Bramante del Policentro Pediatrico di Milano che, come sempre, si è rivelata davvero preziosa.

Non è obbligatorio sentirci sempre felici.

La prima cosa che ci tengo a dirti, però, è che noi mamme non dobbiamo sentirci obbligate ad essere felici subito dopo la nascita del nostro bambino. Possiamo anche essere tristi, non sentirci a posto, ma va bene così. L’importante, se ci sentiamo inadeguate, è che non dobbiamo far finta di nulla, ma renderci conto di questo nostro stato d’animo, perché solo partendo dalla consapevolezza possiamo superarlo e tornare a stare bene.

La depressione post partum e il baby blues: che differenza c’è?

Quando il nostro bambino nasce, capita che ci si senta tristi, che si pianga senza motivo. Questa è una situazione comune all’80% delle neomamme!

Se questa condizione si risolve da sola dopo circa una settimana dal parto, allora non c’è di che preoccuparsi: è baby blues.

Se, invece, si dovesse protrarre anche nelle settimane successive, potremmo cominciare a valutare se si tratta di una vera e propria depressione post partum.

Quando inizia la depressione post parto e quanto tempo può durare?

La dottoressa Bramante ci spiega che se trascorse 4 o 5 settimane dalla nascita del bambino la mamma non ha ancora superato il momento di tristezza, allora si può cominciare a parlare di depressione. Questa condizione può avere un picco intorno ai 4/5 mesi del bambino e, se non trattata, può protrarsi anche fin dopo l’anno dal parto.

Quali sono i segnali da individuare per capire se una mamma è depressa?

I sintomi, ci conferma la dottoressa Bramante, sono quelli tipici della depressione, anche non legata alla maternità: l’umore è basso e c’è una certa predisposizione al pianto. Ma attenzione, perché anche l’irritabilità può essere un segnale che deve farci mettere in allerta. Se una mamma litiga con tutti, soprattutto col marito, potrebbe essere depressa, pur non manifestando eccessiva tristezza.

Un altro elemento che può essere sintomo di depressione è la forte ansia. Infatti, se una neomamma non esce perché teme che il bambino si ammali o che possa succedere qualcosa, o non fa più quello che faceva prima, perché si sente in colpa, anche il suo umore rischia di diminuire di tono e innescare il fenomeno della depressione post parto. Ansia e depressione, infatti, ci conferma la dottoressa Bramante, spesso convivono.

A volte la mamma depressa si sveglia già con l’angoscia di dover affrontare la giornata e può anche avere problemi con l’allattamento.

Sentirsi una mamma inadeguata è uno dei primi sintomi da tenere sotto controllo.

Tutta la sintomatologia della depressione post parto, rispetto ad una depressione delle altre fasi di vita, è molto incentrata sul bambino. Non ci si sente delle brave mamme, si teme di non essere abbastanza premurose. Si teme che il bebè ci possa cadere dalle braccia perché non ci sentiamo in grado di accudirlo adeguatamente. D’altro canto ci si lascia prendere da mille ansie nei confronti del bambino: si teme che muoia in culla, che si ammali…

Queste sensazioni di ansia ed inadeguatezza portano a dormire poco e male, fattori che non fanno altro che peggiorare il quadro depressivo.

La durata dei sintomi ci dà la diagnosi della depressione.

All’inizio, come ci conferma anche la dottoressa Bramante, è abbastanza normale sentirsi mamme inadeguate, sentirsi irritabili e anche avere difficoltà a ritrovare l’intimità col proprio partner. Tuttavia se questi sintomi non si risolvono da soli nel giro di quattro settimane e il quadro è sempre uguale ogni giorno, allora è meglio rivolgersi a un esperto per capire cosa sta succedendo.

Le mamme depresse come si comportano coi loro bebè?

La dottoressa Bramante ci fa notare come spesso, più le mamme depresse si sentono inadeguate, più, al contrario, il bambino è accudito e curato in modo meraviglioso. Il rischio, però, è che ci sia una maniacalità nel tenere i bimbi puliti e in ordine, ma manchi poi l’empatia. Perché col neonato è il rapporto affettivo che va creato. Cosa che, nel caso di mamme affette da depressione post parto, spesso viene meno. Questo perché la sofferenza della mamma depressa la tiene talmente occupata su se stessa da faticare a instaurare un rapporto affettivo con chiunque altro.

Questo, ovviamente, non va confuso con situazione normale come quella di cui abbiamo parlato nel post “Istinto materno post parto: cosa fare se non amo mio figlio?”.

Possiamo prevedere se soffriremo di depressione post partum?

Mi sono chiesta se esistono delle donne più vulnerabili o la depressione dopo il parto può capitare a tutte. La dottoressa Bramante mi ha fatto notare che se una donna ha già sofferto di depressione o di ansia, oppure ne ha familiarità, cioè ha una mamma che ne ha sofferto, avrà una vulnerabilità maggiore. Tuttavia non è detto che la manifesti. D’altro canto potrebbe succedere che una donna che non ha mai avuto psicopatologie, potrebbe manifestarla. Quindi si parla solo di propensione, ma non è assolutamente detto che ci sia corrispondenza.

Nel caso di donne che manifestano depressione post parto senza avere una storia pregressa di sofferenza psicologica questa è generalmente legata a vulnerabilità ormonale. La gravidanza e il parto, infatti, inducono un brusco cambiamento ormonale e se si è già sensibili sotto questo aspetto, come ad esempio chi soffre di sindrome premestruale, allora la depressione potrebbe scatenarsi.

Un altro campanello d’allarme potrebbe essere quello di aver sofferto di disturbi alimentari. Durante la fase immediatamente dopo il parto, una donna anoressica o bulimica potrebbe rivivere la sua storia pregressa. Immaginiamo una mamma che ha sofferto di anoressia e deve affrontare una gravidanza o una mamma che è stata bulimica e che deve nutrire il suo bambino: di sicuro hanno bisogno di un supporto per non dover affrontare di nuovo le difficoltà che hanno già superato.

Soffrire di depressione post parto non è una vergogna.

La dottoressa Bramante ci tiene a sottolineare che i disturbi mentali perinatali, tra cui, appunto, la depressione post partum, non sono una cosa di cui ci si deve vergognare. Colpiscono, infatti, una donna su cinque e si possono superare benissimo. L’importante è chiedere aiuto, però.

Cosa fare in caso di depressione post partum?

Se vediamo che tristezza, irritabilità e ansia restano nelle prime 4 settimane dal parto, è tutto normale. Ma se i tempi si allungano e dopo qualche mese siamo ancora nella stessa situazione, occorre farci dare una mano. Anche perché prima si identifica la depressione post partum, prima si cura e prima si torna a stare bene e a vivere pienamente la nostra maternità.

Il primo aiuto ci deve arrivare dal nostro compagno.

Come ci spiega la dottoressa Bramante, il partner è la persona che per prima e meglio può aiutare una neomamma depressa. È lui, infatti, che deve capire e identificare per primo il problema, perché la donna fatica a rendersene conto. La sua figura è di sicuro un grande fattore protettivo, ma potrebbe anche diventare un fattore di rischio se non sa bene cosa sta succedendo. Ciò significa che se il papà si rende conto che la sua compagna, che prima era una donna attiva e determinata, ora si lascia andare e non riesce più a fare le cose come una volta, non dovrebbe incitarla dicendole “Dai, ce l’hai sempre fatta vedrai che ce la fai anche stavolta”. Il volerla spronare, infatti, in presenza di depressione, sortisce l’effetto esattamente contrario. Bisognerebbe, invece, che il compagno facesse capire alla donna che è consapevole del suo disagio e la fecesse sentire validata nella sua sofferenza. Solo così può realmente renderla consapevole del problema e darle una mano per superarlo, magari convincendola a farsi assistere da uno specialista. Altrimenti la donna depressa si sentirà presa in giro e non percepirà di avere un problema risolvibile, ma sentirà solo di stare male, senza vedere una via d’uscita.

Quindi anche i papà devono essere consapevoli che la depressione post partum è una vera e propria malattia e che la si cura. Non è debolezza o pigrizia e non bisogna averne vergogna.

Non si può prescindere dalla figura di un professionista.

Come sottolinea la dottoressa Bramante, il professionista che ci può venire in aiuto in questa situazione di depressione deve essere un esperto che si occupa di psicopatologia perinatale. Uno psicologo o psichiatra non basta, se non ha un’esperienza specifica nei disturbi della gravidanza e del post parto.

L’importanza di avere un’amica intima.

Non basta che sia una mamma con la quale condividiamo le passeggiate al parco, deve essere una persona che ci conosce bene e a fondo e con la quale possiamo aprirci e raccontare anche i dettagli più personali. Deve essere una persona che è in un rapporto empatico con noi e che ci possa supportare, che possa validare il nostro stato di sofferenza e che ci aiuti anche a superarlo.

Valutiamo di tornare al lavoro.

Dall’esperienza della dottoressa Bramante, una donna che soffre di depressione post partum, può trovare beneficio rientrando al lavoro. Così, infatti recupera una parte della sua propria vita e ciò la aiuta a superare anche il disagio psicologico e trovare un nuovo rapporto di continuità con se stessa prima e dopo la gravidanza. Teniamo conto che il parto è un evento spartiacque e spesso le mamme tendono a vedere se stesse come due persone diverse, una prima e l’altra dopo la nascita del bambino, cosa che le fa sentire molto in colpa.

Abbiamo visto come affrontare un problema diffuso come la depressione post partum, ma che non va per questo sottovalutato. Se senti di aver bisogno di confrontarti con un professionista, personalmente ti consiglio proprio la dottoressa Alessandra Bramante che, oltre ad essere molto competente, è anche molto empatica. Se desideri avere un consulto con lei, sentiti libera di contattarmi.

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