Affrontiamo l’argomento della fecondazione eterologa assistita con Francesca, della clinica Crea di Valencia, in Spagna. Lì si occupano di aiutare chi vorrebbe avere dei figli, ma ha bisogno di un supporto.

In questo caso ho voluto approfondire il caso di donne single e donne in una coppia omosessuale che desiderano diventare mamme anche senza avere un uomo al loro fianco.

L’argomento della fecondazione eterologa lo avevo già affrontato con Laura, una mamma che ha un figlio senza un compagno. Con Francesca, che in Crea lavora come assistente per tutte le persone straniere che contattano la clinica, capiremo qual è il processo che una donna deve affrontare per sottoporsi a fecondazione eterologa.

Quando una donna desidera avere una gravidanza, in clinica può trovare un aiuto.

Se una donna, sola o in coppia con un’altra donna, volesse avere un figlio, l’unica sua possibilità è la fecondazione eterologa. Crea, una clinica privata di Valencia, si occupa da ormai 25 anni, di fecondazione assistita, ci racconta Francesca. Grazie alla possibilità di poter applicare tutte le tecniche ammesse in Spagna la clinica può venire in nostro aiuto, ma cosa succede una volta che la contattiamo? Quando le pazienti contattano la clinica, prima di procedere alle proposte di trattamenti, si valuta in modo esaustivo il caso specificoe si effettua una prima visita presso la struttura.

Dopo una prima visita, quando la paziente torna a casa rimane in contatto con l’International Department, dove lavora Francesca, per coordinare l’inizio del trattamento, l’assunzione di eventuali farmaci e di tutto ciò che le servirà per prepararsi a diventare mamma.

Il secondo soggiorno a Valencia dipende dal tipo di trattamento che si è deciso di fare, a secondo delle esigenze specifiche della paziente. Se si tratta della donazione di un embrione il trattamento è pressoché ambulatoriale e richiede solo un breve riposo. Se, invece, la tecnica a cui è necessario fare ricorso richiede una fecondazione in vitro, cioè si recuperano gli ovociti dalla paziente per inseminarli col seme di un donatore per poi reimpiantarli, allora la procedura richiede che la paziente ritorni in clinica due volte nel giro di pochi giorni: uno per l’espianto e uno per il trasferimento dell’ovulo fecondato.

In un percorso di fecondazione eterologa l’assistenza psicologica è fondamentale!

I trattamenti di fecondazione assistita sono impegnativi dal punto di vista emotivo e un’assistenza psicologica viene prevista da subito. Alla clinica Crea, ci racconta Francesca, è a disposizione di tutte le pazienti una psicologa specializzata proprio nel seguire le donne durante questo percorso. Nel caso di pazienti che non possono rimanere in Spagna a lungo per seguire il percorso di assistenza psicologica fornito dalla clinica, comunque, si consiglia vivamente di trovare un sostegno nel proprio paese.

Purtroppo non tutti i trattamenti vanno a buon fine…

Ci spiega Francesca che non sempre la donna riesce ad arrivare alla gravidanza dopo il primo trattamento. Non è facile fare delle statistiche, perché ogni paziente ha una storia a sé. Tutto, però, è perfettamente allineato con la fecondazione naturale, visto che anche in questo caso, la percentuale di rimanere incinte al primo tentativo è di circa il 25%.

Dopo che un tentativo fallisce, l’equipe medica valuta attentamente la situazione per capire se e quando riprovare e se farlo con la stessa tecnica o cambiare. Tutto sempre gestito in modo molto personale e specifico, consigliando la donna al meglio.

Anche la fecondazione eterologa ha un limite di età biologica.

Generalmente alla clinica Crea si interviene su una paziente prima dei 50 anni, ci dice Francesca. Questa è una regola generale perché ci possono essere anche pazienti più giovani che non hanno più le caratteristiche per poter sostenere un trattamento di inseminazione. Come per tutte le altre valutazioni che si fanno prima di procedere ai trattamenti di fecondazione assistita, ad ogni modo, la decisione definitiva viene presa analizzando caso per caso. Specialmente se la paziente ha superato i 45 anni, i medici della clinica valutano attentamente non solo che le condizioni fisiche della donna le consentano di sottoporsi al trattamento, ma soprattutto, le diano la possibilità di portare avanti una gravidanza.

La fecondazione eterologa ormai non è più rischiosa per la donna.

Una volta potevano insoergere delle problematiche legate alle terapie di stimolazione ovarica a cui si deve sottoporre la paziente. Tuttavia, ci illustra Francesca, la tecnologia medica ha fatto talmente tanti progressi che ormai la sindrome di prestimolazione ovarica si può considerare debellata.

Gli unici rischi che rimangono per la salute della donna sono quelli legati alla gravidanza. Ma questi sono gli stessi che corre una qualsiasi donna che rimane incinta in modo naturale. In più, in clinica, ci si accerta già prima che non ci siano predisposizioni a svilupparli, quindi, se vogliamo vedere, si tratta di una procedura più sicura che un concepimento naturale.

Quando la gravidanza si può considerare ormai “sicura”?

Ho chiesto a Francesca se ci sono dei tempi tecnici dopo i quali le donne che si sottopongono a trattamenti di fecondazione eterologa si possono rassicurare che la gravidanza procederà senza intoppi. Anche per la fecondazione assistita bisogna aspettare i canonici tre mesi per potersi dire davvero e sicuramente incinta. Ma, anche qui e come succede in natura, tutto può succedere dal quarto mese in poi. Questo però non dipende dalla tecnica di concepimento, ma semplicemente da come reagisce il fisico della donna.

In realtà una gravidanza ottenuta con la PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) è assolutamente identica ad una che si ottiene in modo naturale.

Ma una volta ritornata in Italia, devo dire che mi sono sottoposta ad una fecondazione eterologa?

Naturalmente, ci spiega Francesca, è bene che almeno il ginecologo che seguirà la gravidanza sia al corrente della tecnica che è stata utilizzata per rimanere incinta. Soprattutto bisogna indicare l’età degli ovociti che si sono ricevuti in caso di screening come la translucenza nucale per l’individuazione della sindrome di Down, visto che questa potrebbe essere minore dell’età effettiva della donna e potrebbe sballare i risultati. Infatti una donna ultra quarantenne potrebbe aver ricevuto un impianto con ovuli di una trentenne. I risultati della traslucenza potrebbero non essere coerenti con l’età della donna, cosa che potrebbe far pensare a qualche problema.

Fatte salve le informazioni strettamente necessarie al ginecologo di fiducia, sta poi a ogni donna decidere se e come comunicare il fatto di essersi sottoposta a inseminazione artificiale.

È sempre necessario sottoporsi a terapie ormonali prima di una fecondazione eterologa?

Francesca ci conferma che prima di ogni intervento di inseminazione, la paziente si deve sottoporre a terapia ormonale. A secondo della tecnica che si deciderà di utilizzare varieranno i dosaggi, ma è sempre tutto molto limitato nel tempo e strettamente controllato dai medici della clinica.

In caso di fecondazione in vitro il dosaggio è superiore ma limitato nel tempo, mentre in caso di transfer di embrioni il dosaggio è paragonabile a quello della pillola anticoncezionale e può durare fino a un massimo di due mesi dopo che si è instaurata la gravidanza.

E la qualità dei donatori?

Quando ci si affida a terzi per procreare c’è sempre grande titubanza, perché i donatori non si conoscono e si teme sempre che qualcosa possa andare storto. Francesca, però, garantisce che in Crea gli esami per poter diventare donatore o donatrice sono davvero molto attenti e approfonditi. Infatti, tra tutti i candidati e candidate, solo un 10% diventa effettivamente donatore.

Non solo si analizza la salute del candidato, ma si richiede anche una storia medica familiare. Si è molto rigorosi anche nei parametri che riguardano l’età, che va dai 18 ai 35 anni per i ragazzi e 34 per le ragazze.

Se dopo questa prima valutazione esteriore il candidato può essere idoneo, si passa a valutazioni mediche più specifiche, come quella della riserva ovarica per le donne e per gli uomini del liquido seminale, in modo da poter escludere la maggiorparte dei rischi nella fecondazione.

Dopodiché si passa all’esame genetico per cercare di evitare che possano essere portatori sani di malattie legate ai geni. L’esame genetico serve anche per individuare i donatori più compatibili con la ricevente.

Tutti questi esami puntano non solo a salvaguardare la salute delle donne che si sottopongono a trattamenti di fecondazione eterologa presso la clinica Crea, ma anche e soprattutto per evitare ripercussioni a lungo termine sulla salute del bebè, anche se è praticamente impossibile azzerare questo rischio.

Infine, ma non meno importante, si effettua anche una valutazione psicologica dei donatori, maschi e femmine, da parte della specialista del centro.

E con tutti questi controlli è decisamente più sicuro un concepimento assistito di uno naturale!

Ma gli embrioni non si scelgono “a catalogo”!

La fecondazione eterologa, sebbene sia molto controllata e guidata, non permette di scegliere un bambino del sesso e dalle caratteristiche fisiche che desideriamo. Francesca ci chiarisce che, secondo le leggi spagnole, il sesso del nascituro può essere predefinito solo in rarissimi casi in cui ci sia il rischio di trasmissione di particolari anomalie genetiche legate al sesso. Per tutto il resto, la scelta dei donatori viene fatta dall’equipe del centro solo ed esclusivamente sulla base della compatibilità delle caratteristiche fisiche con quelle della ricevente, prima tra tutte l’etnia.

E se si cambia idea sulla fecondazione eterologa all’ultimo momento?

Francesca ci racconta che proprio all’ultimo momento è davvero difficile che accada. Spesso, dopo la prima visita di valutazione e quando si spiega alla paziente il percorso che dovrà affrontare, può capitare. Ma una volta che il percorso è iniziato, difficilmente c’è chi si tira indietro. Per questo è molto importante il sostegno psicologico, perché è bene arrivare ad affrontare tutto il percorso di fecondazione eterologa solo una volta che si è davvero convinte.

Diventare mamme senza un uomo quanto ci può costare?

Anche in questo Francesca ci aiuta a capire quanto dobbiamo mettere a budget per poter affrontare un percorso per fare un figlio da sole (o con una compagna dello stesso sesso).

Si va dai 1000 euro circa dell’inseminazione ai poco meno di 5000 euro per la fecondazione in vitro fino ai 7000 euro dell’ovodonazione.

Un legame intenso che dura nel tempo.

Aiutare una donna a diventare mamma è sempre una cosa importante, ci racconta Francesca. In particolare l’equipe dell’International Department di Crea, che segue le pazienti dal primissimo contatto, instaura con loro un legame speciale. Sia durante la gravidanza che dopo la nascita dei bebè, le donne continuano a tenersi in contatto con Francesca e le sue colleghe, aggiornandole su novità e progressi. E molte tornano anche a trovarle in Spagna.

Se non avessi avuto la fortuna di conoscere il mio compagno, probabilmente mi sarei rivolta anch’io a una clinica come quella dove lavora Francesca. Per questo mi sento di indagare tutte le strade possibili per poter aiutare altre donne meno fortunate di me a realizzare il loro sogno di maternità.

Ringrazio Francesca per la sua grande disponibilità e precisione nel raccontarci tutto ciò che può essere utile per decidere di affrontare un percorso di maternità di questo tipo.

Se però hai ancora qualche domanda o dubbio da chiarire, scrivilo nei commenti e troveremo insieme la risposta.

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☀️ #allegralu

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