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Ti voglio raccontare il mio parto prematuro perché è avvenuto in circostanze davvero particolari.

Credo che, già di per sé, il parto sia sempre un evento straordinario; qualcosa di indelebile e grandioso. Se però, come nel mio caso, si aggiungono anche “effetti speciali”, quelle cose, cioè, che non ti augureresti mai di vivere, beh, allora tutto diventa ancora più unico e raro.

Il mio racconto, comunque, vuole essere un messaggio rassicurante. Qualunque cosa accada, anche se si perde completamente il controllo, dobbiamo pensare che andrà tutto bene.

La visita di controllo dell’ottavo mese.

La data prevista per la nascita di mio figlio era il 24 agosto del 2017. Nel mese di luglio ero andata a fare la visita di controllo dalla ginecologa che mi aveva informata che stava procedendo tutto per il meglio. Ero alla 35esima settimana, sia io che il bambino stavamo benissimo e che per ora non c’era alcun segno che potesse far pensare al parto.

L’appuntamento era dopo qualche settimana per gli ultimissimi controlli prima del parto.

Le mie amiche mi fanno visita prima del parto.

Dopo qualche giorno, nel week end, erano arrivate a farmi visita delle carissime amiche, con le quali ci ritroviamo periodicamente in giro per l’Europa, poiché viviamo tutte in luoghi diversi. Visto che la mia gravidanza stava arrivando al termine e non c’erano complicazioni, volevamo passare un ultimo fine settimana senza figli, al mare, solo noi tre.

Così ci siamo organizzate per partire da Milano e raggiungere Massa Carrara e Forte dei Marmi. In contemporanea il mio compagno avrebbe trascorso il week end con i suoi amici a Ravenna.

Era tutto pianificato e studiato a tavolino.

Si parte!

Siamo tutti pronti per lasciare la città direzione mare: Tirreno per noi donne, Adriatico per gli uomini.
Al momento dei saluti il mio compagno ha guardato il mio bel pancione dicendo: “Piccolino! Mi raccomando! Niente scherzi questo weekend, non pensare di uscire che papà sarà lontano!”.

Frase profetica? Al momento l’abbiamo presa tutti con una grande risata perché nessuno di noi pensava ad un parto prematuro.

Arrivate a Forte dei Marmi.

Dopo qualche ora di viaggio in auto, io e le mie amiche arriviamo a Forte dei Marmi. Un giro in spiaggia, una passeggiata, la cena e poi torniamo in albergo a dormire. Io stavo benissimo.

Ma alle due del mattino…

Un risveglio improvviso.

Tutto d’un tratto sento un flusso d’acqua importante in mezzo alle gambe. Lì per lì ho sperato che fosse solo dovuto al fatto di essermela fatta addosso. In realtà, però, mi sono subito agitata perché avevo capito che c’era qualcosa che non andava. In un attimo ho realizzato che stava succedendo qualcosa di molto importante e io ero lontanissima dal mio ospedale di riferimento e il mio compagno era a 250 chilometri da me!

Da lì è stato un susseguirsi di eventi inarrestabile. Un veloce controllo in bagno, le amiche che nel frattempo si svegliano e la decisione di andare in ospedale. Sì, ma, dove? Siamo a Massa e non abbiamo la più pallida idea di dove andare.

Non dimenticherò mai la faccia del concierge del nostro albergo quando, nel cuore della notte, ci ha viste arrivare alla reception e chiedere informazioni sugli ospedali della zona, perché forse mi si erano rotte le acque!

Un ospedale meraviglioso.

Arriviamo ad un ospedale di Massa che sembrava una clinica privata a 5 stelle!

Mi rendo conto che l’estetica di un ospedale non è certo un parametro affidabile per giudicare la competenza dei suoi medici e la validità della struttura. Ma ti garantisco che in quel momento, dove tutte le mie certezze erano svanite, questo fattore mi ha sicuramente rincuorata.

Man mano che mi facevano tutti i controlli del caso, io piombavo in uno stato di grande confusione. Non sapevo più nemmeno come comportarmi con il mio compagno: lo chiamo, non lo chiamo… Ho deciso che sarebbe stato meglio aspettare quello che mi avrebbero detto i medici.

Infatti, dopo una serie di esami, mi hanno invitata a tornare la mattina successiva per confermarmi che potevo partire per Milano in sicurezza. Il parto non sarebbe stato imminente, mi dissero.

Così, nel cuore della notte, avviso il futuro papà di quello che stava succedendo e rimaniamo d’accordo che ci saremmo sentiti l’indomani, dopo la visita, per capire meglio cosa fare.

Peccato che quella visita non l’ho mai fatta e il mio compagno non l’ho più richiamato.

All’alba succede ancora qualcosa che butta all’aria di nuovo i miei piani.

Quegli strani dolori… non saranno per caso contrazioni?

Più o meno verso le 5 del mattino, infatti, comincio a sentire dei dolori: come quelli del ciclo, ma molto, molto più forti.

D’istinto guardo l’orologio e noto che queste fitte sono perfettamente cadenzate e, man mano, tendono ad essere sempre più ravvicinate, proprio come ci avevano insegnato al corso preparto. Al corso ci avevano anche spiegato che quando le contrazioni sarebbero state molto vicine tra loro, quello era il momento di andare in ospedale.

Quando senti che stai per partorire, ma non è proprio come te l’eri immaginato…

In quel momento mi sono resa conto che stavo vivendo una situazione più grande di me. E mi è salito il panico.

Ero lontano da casa, il mio compagno non c’era, era il mio primo parto e non sapevo riconoscere e valutare quello che stavo provando: era davvero arrivato il momento di affrontare il parto? Stavo perdendo il controllo.

Ho cercato di resistere fino a mattina, ma alla fine ho dovuto svegliare le mie amiche per farmi accompagnare in ospedale: i dolori erano diventati davvero insopportabili.

Riuscire ad andare in ospedale è stata una vera impresa: non riuscivo nemmeno a camminare per le contrazioni e, a ogni passo, mi dovevo fermare e aggrappare alla mia amica per superare il dolore intenso.

Ci siamo!

Arrivate in ospedale non abbiamo avuto bisogno di spiegare nulla, anzi, l’infermiera che ci ha accolte ci ha chiesto se fossi ancora in grado di parlare. Al momento ci siamo chieste il perché della domanda ma ben presto avrei capito cosa intendeva con “Quando è arrivato il momento non riesci più a parlare.”.

Comunque sono subito stata accompagnata in sala travaglio, dove mi sono dilatata di ben 9 centimetri in un batter d’occhio. Questo voleva dire, come del resto avevo già intuito da sola, che non mi avrebbero potuto fare l’epidurale. La notizia è stata per me fonte di grandissimo sconforto: non riuscivo più a reagire al dolore e mi chiedevo come avrei fatto ad arrivare al momento del parto vero e proprio se già così non avevo più neanche un briciolo di forza.

Anche il papà sta arrivando.

Mentre io avevo perso ormai ogni barlume di lucidità, le mie amiche, che mi sono state accanto ogni minuto, si sono anche preoccupate di avvisare il mio compagno: doveva partire immediatamente da Ravenna, perché ormai il bambino stava nascendo.

I suoi amici non lo hanno lasciato partire da solo, per fortuna, e lo hanno accompagnato a Massa dove io stavo partorendo.

Ormai era una lotta contro il tempo: il bimbo era pronto per nascere e il suo papà stava correndo per essere con noi. Ce l’avrebbe fatta?

Il parto è una vera magia!

Nel frattempo ero stata trasferita in sala parto e i medici mi avevano informata che il bambino non era perfettamente allineato per poter uscire. Cioè, era a testa in giù, ma avrebbe dovuto effettuare una rotazione su se stesso per poter nascere senza difficoltà. Io avrei dovuto, quindi, agevolare questa rotazione continuando a cambiare posizione: in piedi, a carponi… Peccato che ormai non avevo più nemmeno la forza di alzare un dito!

Così sono rimasta ad aspettare, a pancia in su e a gambe divaricate, che il piccolo ruotasse da solo, cosa che ha richiesto un sacco di tempo.

Tutto sommato, però, mi piace pensare che questo ritardo sia stato, in un certo senso, un ultimo disperato tentativo del mio bambino per dare più tempo al suo papà per arrivare in ospedale.

E così è stato! Mentre il bimbo si preparava all’ultima fase che lo avrebbe portato all’incontro col mondo, il suo papà entrava in reparto in ospedale cercando disperatamente la “Sala Acqua”, dove noi eravamo. Peccato che le infermiere lo abbiano dapprima indirizzato al bar… forse pensando che la sua disperata richiesta “Sala Acqua, Sala Acqua!” fosse quella di un assetato e non di un uomo che stava diventando papà per la prima volta, all’improvviso, molto prima della data prevista.

Alla fine, comunque, è riuscito ad arrivare e, non appena io, stremata, con la coda dell’occhio ho visto che il mio compagno si era dato il cambio con le mie amiche sono stata pervasa da un’energia che mai avrei pensato di riuscire ad avere.

Sono pronta, siamo pronti!

In quel momento ho realizzato che ero finalmente pronta a dare alla luce il nostro bambino, che tutto sarebbe andato bene e che la nostra unione come coppia stava vivendo un istante importante e indimenticabile.

Sono bastate due o tre spinte e un piccolo aiuto dall’ostetrica e improvvisamente ho percepito distintamente l’uscita del mio bambino e l’ho sentito piangere. In un attimo eravamo lì, tutti e tre insieme, ed era tutto perfetto!

La fatica del parto si dimentica in un lampo: siamo una famiglia.

Appena nato, visto che si era trattato di un parto prematuro, il mio bambino era piccolino, ma era sano! Ed era quello ciò che contava. Somigliava in modo impressionante al suo papà e aveva una criniera incredibile di capelli.

Negli attimi successivi al parto, quelli dello “skin to skin” ci siamo entrambi, io e il mio compagno, resi conto che eravamo diventati, improvvisamente e inaspettatamente, mamma e papà. Non ho la presunzione di aver vissuto qualcosa di speciale, perché ogni parto è sempre speciale, ma per la nostra famiglia era e sempre resterà un momento indelebile. E, a parte gli amici più intimi che hanno vissuto con noi l’avventura, nessuno delle nostre famiglie sapeva nulla… era un momento tutto e assolutamente solo nostro.

Le mie amiche, poi, sono rimaste davvero sconvolte nel vedere come il mio volto, pochi minuti prima “crepato” dal dolore, fosse ora rilassato e sereno. Il parto naturale dona davvero una capacità di rigenerarsi pressoché immediata.

L’emozione di avvisare i nonni.

A questo punto non vedevamo l’ora di avvisare i nostri genitori. Ricordo ancora quando dissi a mia mamma che ero lì col bambino, e lei, ignara e serena, mi rispose: “Beh, certo, dove vuoi averlo messo? Ce l’hai nella pancia!”. Per farle capire che era diventata nonna, e non stavamo scherzando, abbiamo dovuto mandarle una foto!

C’è chi, ancora oggi, pensa che affrontare un weekend di vacanza, separati e lontano da casa all’ottavo mese di gravidanza, sia stata una cosa da pazzi. Ma per noi, per il mio compagno e me, è una di quelle cose che che ci unisce in modo particolare. E, dolore a parte, lo ripeterei uguale altri milioni di volte. Soprattutto perché sono certa che, qualsiasi possa essere stata la causa del mio parto prematuro, il mio bimbo era pronto.

Ringrazio i nostri amici che ci sono stati vicini, in particolare le mie amiche che, nonostante abbiamo visto dalla prospettiva di medici e ostetriche il mio parto, hanno comunque avuto anche loro la forza di affrontarlo.

Spero che questo mio racconto sia di incoraggiamento per le future mamme e i futuri papà, perché tutto, alla fine, si riesce a gestire, anche se si tratta di un parto prematuro all’improvviso e a centinaia di chilometri da casa.

Un mio ex collega mi disse una volta che dal tipo di parto si può dedurre il carattere del bambino. Per questo credo che il mio piccolo mi riserverà tante sorprese. Raccontami nei commenti se pensi anche tu che ci possa essere una correlazione tra tipo di parto e carattere del bambino.

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☀️ #allegralu

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