C’è un modo per affrontare l’inserimento al nido più o meno serenamente?

Oggi ti voglio parlare di questo tema perché, essendoci passata io l’anno scorso, ho capito che avevo “ingenuamente” sottovalutato alcuni aspetti che ora, invece, mi piacerebbe condividere.

Visto che non mi fido solo della mia esperienza, sono andata a cercare anche il parere autorevole di una pedagogista. Ho fatto due chiacchiere con la dottoressa Marta Stella Bruzzone del blog “Mamme, che fatica” e le ho chiesto alcuni consigli che facciano stare bene noi mamme e i nostri bimbi quando dobbiamo affrontare questo grande cambiamento.

Il momento del distacco: il primo giorno di nido.

Mi credevo una di quelle madri molto indipendenti e poco possessive che non avrebbe fatto fatica. In tutta onestà avevo anche sottovalutato le opinioni di altre mamme, considerandole un po’ delle esagerazioni. Quando poi è arrivato il momento in cui ho visto il mio bambino tra le braccia di una semi sconosciuta, ecco che e lì ho barcollato: io avevo la lacrimuccia mentre lui era sereno. E quando si è chiusa la porta dell’asilo dietro di me ho sentito un grande vuoto.
Quindi mi sono chiesta: Come mai noi mamme facciamo così fatica a lasciare i nostri bimbi all’asilo nido la prima volta? Perché è più facile lasciare un figlio ai nonni o agli amici, piuttosto che al nido? La risposta sembra ovvia, cioè il legame affettivo e la fiducia che c’è con le persone della nostra cerchia. Ma in realtà c’è qualcosa di più.

Come ci spiega bene Marta Stella Bruzzone, si tratta principalmente di una questione di necessità. Lasciamo il bambino dai nonni o dagli amici quando noi abbiamo bisogno. Al nido, invece, non siamo più noi a decidere quando lasciarlo e per quanto tempo, ma siamo soggette a delle tempistiche che non dipendono direttamente dalle nostre necessità. Così diventa tutto più difficile.

Come ci possiamo preparare al primo giorno di nido?

Visto che questo passaggio tra l’avere nostro figlio sempre a casa, o al massimo dai nonni, e il vederlo iniziare a frequentare un asilo non è scontato, cosa possiamo fare per arrivare al momento del distacco senza soffrire eccessivamente?

Anche la dottoressa Bruzzone sottolinea l’importanza del prepararsi al momento del primo giorno di asilo nido. Dobbiamo allenare la nostra mente al distacco emotivo, leggendo libri e consultandoci con amiche che ci sono già passate per farci una nostra idea del momento, senza sottovalutare i loro racconti come ho fatto io! Non importa se poi non sarà esattamente come ce lo siamo immaginate, ma ci servirà ad allenarci a questo cambiamento.

Dobbiamo cominciare a preparare anche il bambino al nido?

Prima di tutto può essere utile impostare già a casa una routine che somigli a quella che avrà poi.

Dal punto di vista emotivo mamma e papà sono fondamentali per rendere meno traumatico il passaggio del bambino dalla routine di casa a quella dell’asilo nido. Marta Stella Bruzzone ci consiglia anche la lettura di libretti che servono proprio a spiegare al bambino come sarà la nuova avventura che sta per affrontare. Questo servirà a sviluppare in lui la giusta curiosità nei confronti del nuovo ambiente e delle nuove cose che andrà a fare. Ma, per quanto noi genitori si possa prepararlo, il cambiamento ci sarà e sarà intenso.

È arrivato il primo giorno di nido, che fare?

Come possiamo affrontarlo in modo sano e sereno una volta che siamo lì? 

Il primo consiglio della pedagogista è avere rispetto: rispetto dei tempi del bambino, ma anche dei suggerimenti delle educatrici e della filosofia della struttura educativa.

Nel momento del distacco, quali potrebbero essere le reazioni dei nostri bambini? 

Non tutti i bambini, ovviamente, hanno le stesse reazioni, ci racconta Marta Stella Bruzzone: c’è chi arriva in lacrime ma accetta la consolazione di nuove braccia e chi arriva col sorriso e l’entusiasmo, ma ha poi una crisi più avanti, quando capisce che non si tratta più di una novità. 

Quando arriva la crisi di pianto, che fare?

Sappiamo bene che il nostro cuore diventa grosso come un chicco di riso spezzato, ma dobbiamo trovare il modo far fronte alla situazione.

La pedagogista consiglia, nel momento del ricongiungimento, di far capire al bambino che anche noi mamme abbiamo sofferto nel vederlo piangere. Bisogna fargli capire, però, che un’esperienza che può sembrare poco piacevole si può trasformare in qualcosa di piacevole. Giochi nuovi, sensazioni nuove e nuovi amici.

Esiste un orario ideale per l’asilo nido?

Già che ho incontrato la dottoressa Bruzzone, ne ho approfittato per chiederle se esiste un orario del nido che sia ideale per i nostri bimbi? E come ci dobbiamo comportare con la pausa pranzo?

L’importante, in realtà, è che al nido trovi la sua dimensione e che si senta bene, poi che ci resti tre ore o cinque non fa una grande differenza. È importante, invece, il momento del pranzo: un momento di grande socializzazione che sarebbe bene fargli affrontare.

Spero che questo video possa aiutarti a vivere l’inserimento al nido con meno fatica e sarò contenta se mi vorrai raccontare la tua esperienza nei commenti!

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☀️ #allegralu

L’intervista è stata realizzata in collaborazione con il Magazine MiMom.

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