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Qual è l’età migliore per esporre i nostri bambini a una seconda lingua? E, qual è il metodo migliore per farlo? Vediamo oggi insieme quando possiamo essere certi che il nostro piccolo sia pronto per acquisire una seconda lingua, che sia l’inglese o qualsiasi altra, e cominciare, quindi, a fargli un grande regalo per la vita, tema che abbiamo già affrontato in “I vantaggi e gli svantaggi del crescere bambini bilingue. Risposte utili”. Ma soprattutto cercheremo di capire come iniziare.

Quando possiamo iniziare a parlare una seconda lingua ai nostri bimbi?

Spesso vediamo corsi e attività in una seconda lingua, principalmente l’inglese, a partire dai 3 anni. Ciò ci fa pensare che sia quello il momento “d’oro” per iniziare, ma è davvero così?
In realtà dobbiamo prima di tutto sapere una cosa molto importanti. Cioè che già dal 6° mese di gravidanza, anche se sono ancora in pancia, i nostri bimbi possono già sentire e distinguere le voci, in particolar modo proprio la voce della mamma. Oltre alla voce, i nostri bebè riescono anche a distinguere se si sta parlando una lingua piuttosto che un’altra in base alla melodia che produciamo. Tant’è che, appena nati, se esposti a più lingue, tenderanno a preferire quella della loro mamma o comunque quella o quelle lingue che hanno cominciato ad ascoltare già quando erano nel pancione. Questo è quello che ci dicono le ricerche scientifiche svolte sull’esposizione alla seconda lingua nell’infanzia e, più nello specifico, sulla capacità dei neonati di pochissimi giorni di riconoscere la lingua madre.

Fino a 7 mesi di età i bambini possono assorbire tutti i fonemi.

Questo cosa significa: che fino ai sette mesi, quindi ben prima di compiere un anno, i nostri piccoli hanno le capacità cognitive per poter riconoscere e assorbire, per poi riprodurre in seguito, tutti i fonemi, ovvero i suoni, di ogni lingua del mondo. Dopo i sette mesi, però, il bebè andrà piano piano a selezionare quali suoni tenere e quali cancellare negli anni. Perciò, più si è piccoli, più si è in grado comunque di recuperare questa incredibile dote in tempi ragionevoli. Più si cresce, invece, più questa capacità sarà persa per sempre.
Quindi, in conclusione, la scienza ci dice che è proprio la gravidanza il momento migliore per iniziare a parlare inglese coi nostri bimbi, con la voce della mamma, ma non solo. In questo modo il neonato percepirà la seconda lingua come famigliare e la sua melodia sarà già parte di lui dalla nascita.

Come iniziare a parlare inglese coi nostri bebè se non siamo madrelingua?

Ci sono in realtà tantissime cose diverse che si possono fare già durante la gravidanza e che io per prima, visto che aspetto il mio secondo figlio, sto già applicando quotidianamente.
Possiamo, ad esempio, iniziare a leggere dei libri per bambini in lingua e ad alta voce. Per essere certi di pronunciare le parole in modo corretto abbiamo a disposizione molti sistemi: dalla ricerca online al confronto con persone madrelingua o con chi conosce la lingua meglio di noi. L’importante è non avere fretta e fare tutto senza vergognarci minimamente delle nostre eventuali lacune. Ma è importante ricordare, come dico sempre, che “done is better than perfect”, quindi è sempre meglio fare qualcosa piuttosto che non fare nulla perché non abbiamo raggiunto la perfezione.
Possiamo anche cantare delle canzoni in inglese o nella lingua che vogliamo portare nelle abitudini del nostro bambino. Infine, possiamo pensare di utilizzare la seconda lingua ogni volta che “parliamo col pancione”, in modo da far sentire il bambino a suo agio con anche con essa.

È importante anche creare situazioni in cui parlare la seconda lingua.

Dato che il bebè, mentre è ancora nella pancia, percepisce già i suoni e le voci che gli arrivano dall’esterno, è utile sfruttare anche le situazioni della quotidianità per cominciare a fargli percepire la melodia della seconda lingua, sia parlando con madrelingua che con persone bilingui.
Il mio secondo bimbo in arrivo, ad esempio, sente ogni giorno me parlare in inglese col primo bimbo per quasi tutti il tempo che trascorriamo insieme. Si sta dunque abituando anche alla mia voce che parla un’altra lingua e, quando nascerà, saranno per lui suoni familiari.
Ma la cosa funziona anche se, il bebè ascolta la seconda lingua dall’ambiente esterno e non necessariamente solo dalla voce della mamma. Quindi va bene anche ascoltare la TV, un podcast o la radio nella lingua che ci interessa portare nella vita del nostro bambino. Questo è utile soprattutto perché la lingua sarebbe pronunciata nella maniera corretta e darebbe al nostro baby l’esposizione ai fonemi giusti.
Quello che ne deduciamo, quindi, è che, a prescindere dal nostro livello di competenza linguistica, prima portiamo una seconda lingua nella vita dei nostri bambini, più facile sarà per loro assorbirne i suoni e familiarizzare con essa. Di conseguenza risulterà più facile poi portare la nuova lingua nella vita dei nostri bimbi: loro la accetterano da subito e noi genitori, non necessariamente madrelingua, potremo abituarci da subito ad utilizzarla con loro quotidianamente.

Intorno ai 3 anni un bambino potrebbe già rifiutare la seconda lingua.

A questa età, infatti, potrebbe capitare che per i nostri bimbi la seconda lingua sia già percepita come qualcosa di estraneo e faticoso. Si troverà, infatti, già alle prese con l’acquisizione della prima lingua e la seconda potrebbe risultare un ulteriore, secondo lui inutile, sforzo. Naturalmente non significa che dopo i due anni non serve cominciare ad introdurre l’inglese: è un rifiuto che si può superare serenamente. Ma ciò ci deve far riflettere come sia tutto molto più semplice se cominciamo subito, quando il bambino è in una fase di apprendimento totale e quasi inconscio.

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☀️ #allegralu

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