Credi di essere vittima di mobbing sul lavoro? Cerchiamo, prima di tutto, di fare un po’ di chiarezza.

Nel video affronto questo tema perché una conoscente, qualche tempo fa, mi aveva confessato che temeva di essere vittima di mobbing in ufficio al rientro dalla maternità. Parlandone, però, ci siamo rese conto che in realtà non avevamo le idee molto chiare. Non è facile distinguere tra una situazione di disagio, di vero e proprio mobbing o di richieste illegali rispetto ai contratti di lavoro.

Così sono andata dall’avvocato Bortolotti e gli ho chiesto di fare luce su questo tema controverso.

L’avvocato mi ha detto subito che il tema del mobbing è molto complesso e molto vasto.

Effettivamente bisognerebbe andare a vedere caso per caso, ma qui faremo un discorso generale per capire i punti salienti.
Iniziamo subito: cos’è dunque il mobbing? L’avvocato lo definisce una serie di comportamenti che tendono a svilire, screditare, isolare sminuire una persona in qualunque contesto sociale.

In ufficio, esiste un mobbing verticale e uno orizzontale.

Verticale quando a prenderci di mira sono proprio i nostri superiori, mentre orizzontale quando lo subiamo da parte dei colleghi. Ma, cosa devono farci, in concreto?
Praticamente, dice l’avvocato Bortolotti, hanno nei nostri confronti una serie di atteggiamenti che tendono a danneggiare la nostra dignità, a metterci in cattiva luce dal punto di vista professionale. Questi atteggiamenti, in caso di vero e proprio mobbing, arrivano a farci avere gravi conseguenze sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista della salute. Il fatto che la nostra dignità e la nostra professionalità vengano minate pesantemente e continuamente, in ogni modo e in ogni occasione, sono quindi da catalogare come vero e proprio mobbing.

Ma non basta qualche litigio coi colleghi!

Ci ricorda, infatti, l’avvocato che se litighiamo con i colleghi magari anche fino al punto di piangere o stare male, ecco, quello non è mobbing. Lo potrebbe diventare, però, se alla fine hanno sempre la meglio loro.
Sì, perché come spiega chiaramente l’avvocato, il mobbing è sempre doloso!
Dietro ci deve essere un piano, più o meno esplicito; una serie di atteggiamenti talmente ripetuti, talmente costanti e talmente specifici che non possono essere altro che dolosi.

Che cosa rende questi atteggiamenti vero e proprio mobbing?

Ebbene, l’avvocato Bortolotti ci conferma che in caso di mobbing reale, ci dobbiamo ammalare. Ahimè è triste da dire, ma faremmo davvero fatica a provare di essere stati vittime di comportamenti di questo specifico tipo se non abbiamo delle conseguenze serie dal punto di vista del danno biologico. Quando, cioè, ci ammaliamo. Per provarlo dovremo ricorrere agli Istituti di Medicina del Lavoro e farci rilasciare un certificato medico specifico.

Oltre al danno fisico c’è anche il danno morale e patrimoniale!

Infatti, oltre al danno biologico, avremo anche il danno morale, perché stiamo patendo le pene dell’inferno. Non trascurabile neanche il danno esistenziale, perché la nostra vita diventa un incubo. Per non parlare, poi, del danno patrimoniale, visto che siamo pronti per dare le dimissioni, pur di non subire più tutto questo, ma, nel frattempo, ci sono anche le spese mediche che dobbiamo affrontare per curarci.
C’è da considerare anche il fatto che il mobbing potrebbe aver anche distrutto la nostra reputazione e le nostre possibilità di fare carriera.

Quali sono i primi passi da seguire se crediamo di essere vittime di mobbing?

L’avvocato Bortolotti, infatti, ci spiega che dobbiamo agire subito e non tollerare mai! Nemmeno all’inizio dobbiamo pensare di cavarcela da soli, perché il mobbing si diffonde alla velocità della luce. Segue, infatti, le dinamiche del branco e basta che cominci un collega per influenzare molto rapidamente tutti gli altri.
Per fortuna, le norme ci vengono in aiuto: il datore di lavoro o il superiore gerarchico sono obbligati a vigilare affinché i propri dipendenti o sottoposti possano lavorare nel modo più semplice e sereno possibile.
Ed è proprio ai nostri superiori che dovremmo subito segnalare se ci accorgiamo che i colleghi ci stanno vessando.
I nostri capi ci dovrebbero tutelare, o se non lo fanno loro lo dovrebbero fare i capi dei nostri capi e così su su, fino al titolare o all’amministratore delegato. Peccato che sappiamo bene che, non sempre, questo accade.

Per questo una cosa fondamentale da fare è la raccolta delle prove.

In caso di mobbing, infatti, più prove concrete si hanno, più sarà facile dimostrare il danno subito. Per prima cosa bisognerà farsi fare il certificato medico che dica quanto stiamo male; poi dobbiamo conservare le e-mail dove, nero su bianco, i nostri colleghi o responsabili ci sviliscono. L’ideale sarebbe quello di avere anche un testimone, anche se in questi casi non è facile trovarne uno. Inoltre possiamo fare delle registrazioni, che, in questi casi, sono perfettamente legali.

Quindi, se vogliamo combattere il mobbing, in pratica cosa possiamo fare?

Ci sono tre step per affrontare una situazione di mobbing:
1. proviamo a parlare direttamente con i colleghi che ci stanno opprimendo, cercando di farli ragionare.
Se non cambia nulla, possiamo passare a:
2. parlare con i superiori e ai superiori dei superiori, risalendo la gerarchia.
Se anche loro non ci danno retta allora non ci resta che:
3. andare dall’avvocato.
La denuncia è il rimedio estremo, ci racconta l’avvocato Bortolotti, soprattutto perché deve essere tutto esaminato in ogni dettaglio. Se però ci sono tutti gli elementi, possiamo fare un’azione legale di risarcimento per danno biologico, morale, esistenziale e anche patrimoniale, come dicevamo.

Se abbiamo tutte le carte in regola possiamo fare causa, ma cosa può succedere al nostro posto di lavoro?

L’avvocato ci illustra tre principali scenari.
Se la situazione rientra, perché ci siamo ribellati ai colleghi o ai superiori che ci fanno del mobbing, magari minacciandoli anche di un’azione legale, allora tutto potrebbe tornare come prima. Se, invece, non ce la facciamo più ci possiamo dimettere per giusta causa, in modo da poter usufruire del sussidio di disoccupazione. Infine possiamo anche fare causa ma senza lasciare il nostro posto di lavoro. Con questa soluzione dobbiamo avere la forza di rientrare in ufficio a testa alta, anche se, però, non è la situazione più semplice da sostenere. In questo caso potrebbe essere utile rafforzare l’autostima.

Facciamo chiarezza anche sul mobbing al rientro dalla maternità.

A riguardo c’è, infatti, un po’ di confusione. Se, appena rientrate dopo il periodo della maternità, veniamo isolate, maltrattate costantemente tanto che ci sentiamo davvero male e la nostra sofferenza si può far certificare da un medico, ecco, allora stiamo subendo un un mobbing vero e proprio. Se invece abbiamo dei capi che non rispettano i nostri contratti di lavoro e i nostri diritti di mamme, magari abbassandoci di livello o cambiando in peggio le nostre mansioni, questo è un illecito che ha a che fare con il diritto del lavoro, è quindi una situazione diversa dal mobbing.

Ricordiamo quindi di capire sempre bene se siamo di fronte a capi che ci stanno raggirando, compiendo azioni illegali rispetto ai nostri contratti di lavoro, piuttosto che a un caso di mobbing per il quale la nostra vita diventa un incubo.

Se hai dubbi a riguardo mi raccomando rivolgiti sempre a professionisti seri, perché la causa è costosa e nessuno se ne deve approfittare.
Come dicevamo il tema è estremamente complesso per cui per chiarimenti puoi contattare l’avvocato Bortolotti anche dal suo sito, dicendogli la parolina magica “AllegraLu”.

Racconta nei commenti le tue esperienze sul posto di lavoro per aiutarci a capire meglio questo tema molto delicato.

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L’intervista è stata realizzata in collaborazione con il Magazine MiMom

☀️ #allegralu

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