Cresci un figlio indipendente, non un bamboccione!

In Italia c’è un tasso di disoccupazione giovanile altissimo, del 32% (tra i più alti d’Europa).
Ci sono, però, anche due terzi degli italiani fino a 35 anni che se ne restano a casa “da mammà” anche se quasi metà di loro lavora.

Nel video vi parlo di come sarebbe bellissimo educare i nostri bambini a conquistarsi da soli i piccoli traguardi della vita per diventare indipendenti.

Soprattutto perché non pensino mai che fare anche il minimo sforzo sia uno “sbatti”.

Sì, perché ultimamente, parlando con diversi datori di lavoro, ho scoperto che trovare giovani disposti a fare la cosiddetta gavetta e partire dal basso, pare sia un’impresa molto difficile.

Ti faccio un esempio: una parrucchiera che conosco mi ha raccontato che si è trovata dei giovani apprendisti che non volevano pulire il pavimento. Avevano in mano un diploma della scuola ed erano convinti che questo li esonerasse dallo svolgere quelle attività che, comunque, servono per mantenere il salone ordinato e accattivante.

Oppure, mi è capitato anche di parlare con degli amministratori delegati la cui azienda cercava ingegneri, ma che si sono trovati davanti neolaureati i quali, di fronte alla proposta di fare delle trasferte, preferivano rinunciare al lavoro per non allontanarsi dalle comodità di casa.

In America ogni figlio si rende indipendente dalla famiglia prestissimo!

Quando ho vissuto negli Stati Uniti, ho imparato ad apprezzare una caratteristica della loro educazione che trovo davvero importante. Non lo dico perché io sia una di quelle persone filoamericane che vedono tutto il bene solo là e considerano l’Europa un continente vecchio e superato. Ma ho apprezzato davvero tantissimo il fatto che le famiglie, le mamme in primis, non trattenessero i loro figli a casa. Indipendentemente dal fatto che il mercato del lavoro là è oggettivamente molto più flessibile e sia più facile trovare un’occupazione.
Perché, anche se non hanno un lavoro stabile, i ragazzi lasciano la famiglia di origine prestissimo e accettano anche di abbassare il loro tenore di vita, pur di emanciparsi da mamma e papà.

Quanto hanno voglia, invece, i nostri figli di rimboccarsi le maniche e trovare la loro indipendenza?

Leggendo un articolo di Donna Moderna sull’emancipazione dei nostri giovani, mi sono imbattuta in un commento di una mamma che mi ha lasciata esterrefatta. Diceva che lei sperava che i suoi figli rimanessero a casa il più a lungo possibile perché l’amore per un figlio va oltre tutto e tutti. E, secondo voi, questo commento è piaciuto? Ebbene sì! Ha preso un sacco di cuoricini! Per fortuna c’erano anche commenti di tutt’altro stampo.

Mi sorge spontanea, però, una domanda per tutti quelli che la pensano come questa mamma.

Il fatto di volere che mio figlio sia indipendente rende il mio amore per lui inferiore?

Oppure il fatto di tenerlo nel nido di casa più a lungo possibile, pensare alle sue lavatrici, a stirargli i vestiti e lasciargli un piatto caldo sul tavolo, è una forma di egoismo per appagare il proprio bisogno di accudimento, protezione e ovviare alla solitudine? Personalmente credo che questa forma di dipendenza tra madre e figlio o figlia nasconda egoismo e porti a non pochi problemi. Ritardare l’emancipazione dei nostri ragazzi ha ripercussioni su loro stessi e sulla loro vita. Dobbiamo esserne molto consapevoli. Poi se mio figlio decide di vivere vicino a casa mia, va benissimo, ma non lo obbligherei mai.

Già immagino i commenti a questo post! Sì, perché di sicuro qualcuno mi farà notare che se i ragazzi guadagnano 1000 euro, non possono buttarli via per andare a vivere fuori di casa. È vero oppure la usiamo come scusa? Trovare un compromesso come condividere una casa è un’opzione da prendere in considerazione per responsabilizzarli. Sicuramente dovrebbero fare un passo indietro e rinunciare all’auto nuova, alla vacanza a 5 stelle, ai vestiti firmati, ma sarebbe anche un modo educativo per capire cosa significa conquistarsi le cose. Farebbero indubbiamente fatica, ma il risultato sarebbe tutto e solo merito loro!

Ora, se vogliamo evitare di avere dei diciottenni sdraiati sul divano svogliati e annoiati e per i quali ogni opportunità della vita è solo una gran fatica, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità di genitori. Se gli abbiamo fatto credere che tutto è dovuto, iperproteggendoli, servendogli sempre la pappa pronta ed evitandogli qualsiasi problema sin da quando erano più giovani, da grandi non sapranno cosa vuol dire faticare per raggiungere gli obiettivi, avere soddisfazione e apprezzare se stessi. Non sapranno vivere una vita indipendente.

Faccio un ultimo esempio. Io ho un’amica che per i figli fa davvero di tutto: anche ora che sono grandicelli, gli allaccia le scarpe, li protegge in ogni situazione, a momenti gli fa i compiti. Il motivo? Perché per lei, poverini, non si dovrebbero affaticare. E allora gli porta la cartella, cucina ad ognuno quello che preferisce e non smette mai di “servirli”. Per ottenerne in cambio, poi, che i figli la trattano malissimo e lei, nell’intento di fargli del bene, forse sta facendo loro solo del male.

Ora mi aspetto che sia tu a raccontarmi cosa fai per rendere tuo figlio indipendente, per garantirgli il suo spazio nel mondo. Già perché, per quanto noi genitori possiamo fare, prima o poi la vita là fuori la dovranno affrontare da soli!

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☀️ #allegralu

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