Ti senti un papà o un “papà peluche”? Perché c’è una bella differenza!

Nel video di oggi ti racconto una cosa che ho scoperto a un incontro organizzato dall’asilo nido di mio figlio. Si parlava del ruolo dei padri all’interno della famiglia di oggi ed era presente una psicologa. La dottoressa ci ha spiegato che c’è un grande problema di identità di ruoli. Il rischio per i nostri papà è, dunque, quello di trasformarsi in un “peluche”.

Ma da cosa capiamo che un papà si è trasformato in un “peluche”?

Prima di tutto precisiamo che con il termine “papà” non si identifica solo l’uomo di casa, che a volte neanche c’è. Ci si riferisce al paterno, quella parte, cioè, che compensa il materno e che, anche se un uomo in famiglia non ci dovesse essere, sarebbe bene comunque portare nella vita dei nostri figli. Anche attraverso delle figure femminili.

Ma vediamo ora da cosa si riconoscono i “papà peluche”, termine coniato dal pedagogista Daniele Novara.

In generale possiamo dire che sono quei papà che stanno diventando un po’ delle seconde mamme. Ovviamente nessuno di loro lo ammetterà, ma, se ci facciamo caso, ormai anche i papà stanno diventando troppo protettivi. Cioè: invece di spingere i loro figli ad una sfida costruttiva, si adoperano affinché non facciano troppa fatica. Ovviamente non si pretende di tornare indietro al tempo in cui i papà erano assolutamente troppo rigidi, ma sarebbe bene che la figura paterna fosse quella che stimola i bambini e che li sprona verso l’avventura.

Il “papà peluche”, poi, tende ad essere molto giovanile.

Spesso tende a fare il simpaticone, ad atteggiarsi come un giovane, nell’abbigliamento, ma anche nella gestualità. Cerca, insomma, di mostrarsi come un amico, perché crede che così i figli gli vorranno più bene. Ma non è proprio vero.
In definitiva il “papà peluche” vuole fare divertire i figli, ma non pensa a educarli. Non impone delle regole, anzi, demanda questo compito alla figura materna!

Ora, dimmi, ne conosci anche tu di papà così, vero?

Forse questi atteggiamenti sono solo una reazione ai rapporti coi propri genitori.

Sicuramente i padri di una volta erano decisamente meno emotivi e meno empatici, forse anche più distanti. Quindi i papà di oggi tendono, legittimamente, a voler costruire con i propri figli un legame più forte.

Come sottolineava la psicologa all’incontro del nido, però, i padri non possono e non devono diventare gli amici dei loro figli, né, tanto meno, diventare una seconda mamma.

Infatti, mentre il ruolo materno è quello di essere protettiva, di accudire, quello paterno è proprio di spronare a costruirsi una propria strada nella vita. Dovrebbe, cioè, stimolare l’avventura, la fatica e il coraggio, ponendo, però, dei limiti e delle regole.

Per concludere, vi ricordo sempre che non necessariamente il ruolo paterno deve essere svolto dall’uomo e quello materno dalla donna: potrebbero anche essere interscambiabili. L’importante è che accanto ai bambini ci siano sempre queste due figure: una che accudisce e protegge e l’altra che sprona a vivere la propria vita.

Aspetto ora di sapere cosa ne pensi della figura dei “papà peluche” e se effettivamente ne conosci qualcuno. C’è il rischio che davvero diventino delle seconde mamme?

Prossimamente ti racconterò, invece, come fare per non diventare mai un “papà peluche”!

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☀️ #allegralu

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